Telecamere comunali condivise con le forze di polizia: il protocollo deve governare anche i dati

In breve

La Prefettura di Vercelli ha annunciato il 29 ottobre 2026 l’approvazione dello schema di protocollo per la gestione integrata della videosorveglianza comunale. Il sistema prevede visione in diretta, consultazione delle registrazioni su rete dedicata ed estrazione di copie previa richiesta al Comune. Lo schema attende ora le valutazioni del Ministero dell’interno e non è ancora operativo. Per gli enti che progettano accordi analoghi, il passaggio decisivo è allineare il testo del protocollo con ruoli privacy, profili di accesso, registri, gestione delle copie e valutazione d’impatto.

 

Un’infrastruttura comune, operazioni diverse

Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Vercelli ha approvato uno schema di protocollo tra Prefettura e Comune per l’uso integrato dei sistemi comunali di videosorveglianza e lettura targhe. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il controllo del territorio e la cooperazione tra Polizia locale, Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Il comunicato della Prefettura distingue tre funzioni. Le forze di polizia potranno vedere le telecamere in diretta, consultare da remoto le registrazioni attraverso una rete dedicata e ottenere copie delle immagini di interesse investigativo dopo una richiesta al Comune. L’accordo dovrebbe avere durata triennale, con rinnovo automatico, e prevedere una cabina di regia presso la Prefettura.

Queste operazioni non sono equivalenti. La visione in tempo reale risponde a un’esigenza operativa immediata; la ricerca nelle registrazioni consente di ricostruire eventi già accaduti; l’estrazione di una copia crea un nuovo oggetto informativo che dovrà essere custodito, usato e cancellato secondo le regole applicabili all’autorità che lo riceve. Un protocollo efficace deve rappresentare questa differenza, invece di limitarsi a una formula generale di condivisione.

 

Il Patto per la sicurezza non risolve da solo i ruoli privacy

La presenza di una finalità istituzionale e di un accordo tra amministrazioni è essenziale, ma non basta a definire chi assume le decisioni sul trattamento. La qualificazione dei ruoli dipende dalle attività realmente svolte e dal potere decisionale esercitato da ciascun soggetto. Dal comunicato non è possibile concludere se le amministrazioni opereranno come titolari separati, se alcune operazioni richiederanno una disciplina comune o se vi saranno altre articolazioni.

La verifica dovrebbe partire da domande concrete. Chi abilita gli utenti delle diverse forze? Chi stabilisce quali telecamere possono vedere? Chi decide i criteri di ricerca nelle registrazioni? Chi conserva i log e per quanto tempo? Chi interviene se un account viene usato in modo anomalo? Chi risponde a una richiesta di accesso relativa a immagini consultate da più amministrazioni?

Le risposte devono essere coerenti nel protocollo, nella valutazione d’impatto, nelle istruzioni agli autorizzati e nella configurazione degli applicativi. Se il documento attribuisce al Comune il controllo delle copie ma il sistema consente a chiunque sia collegato di esportarle direttamente, la regola rimane soltanto formale.

 

La rete dedicata è un requisito, non una garanzia assoluta

Il comunicato precisa che la consultazione avverrà mediante una rete telematica dedicata. È un elemento positivo, ma la sicurezza dipende anche da come la rete viene gestita. Un collegamento riservato non sostituisce l’autenticazione individuale, la limitazione dei privilegi, la registrazione delle attività e i controlli periodici.

Per ridurre i rischi, l’accesso dovrebbe essere nominativo e proporzionato alle funzioni. I log dovrebbero permettere di ricostruire chi ha consultato quali immagini, quando e per quale attività. Le autorizzazioni dovrebbero essere riesaminate quando cambiano incarichi e uffici. La possibilità di esportare copie dovrebbe essere separata dalla semplice consultazione, con una procedura coerente con quanto annunciato dalla Prefettura.

Anche la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati va riesaminata. L’accesso remoto da più amministrazioni amplia il numero degli utenti, i punti di collegamento e gli scenari di uso improprio. Occorre quindi verificare se le misure inizialmente previste per una gestione comunale siano ancora adeguate.

 

Le cinque verifiche prima dell’attivazione

Per un Comune che prepara un accordo analogo, il controllo può essere organizzato in cinque passaggi.

Primo: ricostruire finalità e basi giuridiche di ogni componente dell’impianto, distinguendo sicurezza urbana, lettura targhe e altri eventuali impieghi. Secondo: descrivere i ruoli in base alle operazioni reali, senza affidarsi alle etichette. Terzo: definire profili separati per visione, consultazione storica ed esportazione. Quarto: aggiornare la valutazione d’impatto e verificare log, autenticazione, conservazione, copie e gestione degli incidenti. Quinto: testare il sistema prima dell’avvio, coinvolgendo responsabili tecnici, Polizia locale, forze di polizia e DPO secondo le rispettive competenze.

Il DPO non sostituisce il titolare nelle decisioni né assume la responsabilità operativa dell’impianto. Può però segnalare incoerenze tra finalità, accordo e configurazione, proporre misure e chiedere che le decisioni siano documentate.

 

Un modello che può essere utile anche oltre Vercelli

Lo schema vercellese non è ancora firmato e il testo non è stato pubblicato. Non sarebbe corretto attribuirgli carenze che il documento potrebbe aver già risolto. Il suo interesse sta nell’architettura annunciata, destinata a ripresentarsi in molti territori dove le amministrazioni vogliono mettere a disposizione delle forze di polizia reti comunali sempre più estese.

La lezione è semplice: quando l’accesso diventa diretto e continuativo, la governance non può essere affidata a richieste informali o a credenziali condivise. Il protocollo deve diventare la mappa delle operazioni consentite, mentre il sistema tecnico deve renderle effettivamente controllabili. È questa coerenza, più di qualsiasi formula, a consentire una cooperazione utile e rispettosa dei dati delle persone riprese.

Fonti ufficiali

 

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